Le origini del Black Jack

Le origini del Black JackCome per molti giochi di carte e di casino, nessuno conosce esattamente quando e dove è stato ideato per la prima volta il Blackjack.  Molto probabilmente si è trattato di una versione riveduta e corretta dei giochi francesi "Chemin de Fer" e "French Ferme". In ogni modo, quello che sappiamo è che è stato introdotto nei casino francesi intorno al 1700, con il nome di "Vingt-et-un" ("Ventuno"). Il nome Blackjack è arrivato quando un giocatore ricevette un premio extra, un jackpot, perché le prime due carte ricevute erano un Jack ed un asso di Picche (Picche rappresenta il nero per antonomasia). Negli Stati Uniti il gioco è stato lanciato nel 19° secolo, ed è stato menzionato per la prima volta in “American Hoyle”. All’inizio era giocato nei circoli privati, ma si è fatto strada ed è giunto alle case da gioco di Easanville, Indiana, intorno al 1910.

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La strategia fa il suo ingresso

La prima guida sulle mosse del Blackjack, "The Optimum Strategy in Blackjack" (La strategia ottimale per il Blackjack), fu pubblicata da Roger Baldwin nel 1956. Per trovare il modo migliore di ridurre il vantaggio delle case da gioco, l’autore usò statistiche e calcoli delle probabilità. La guida, che era composta di 10 pagine ed includeva calcoli matematici, fu pubblicata nel “"Journal of the American Statistical Association" (Giornale dell’Associazione Americana di Statistica”). Tuttavia, è stato difficile arrivare ad una strategia ottimale senza l'ausilio di un computer.

L’Einstein del Blackjack

Prof. Edward O. Thorp prese il controllo della situazione dal punto in cui l’aveva lasciata Roger Baldwin. Ne rilevò le strategie e le sviluppò, rendendole più accurate. Thorp andò anche un passo avanti ed introdusse le tecniche di conteggio della prima carta. Purtroppo, la tecnica che aveva escogitato, “Ten Count” (sistema della carta che vale 10), era così difficile da comprendere che non fece mai presa sul grande pubblico. Nel 1963 a Thorp fu dato il soprannome di “Einstein del Blackjack”, grazie alla trascrizione dei suoi pensieri, strategie e tecniche di conteggio delle carte in un libro, “Beat the Dealer” (“Batti il banco”). Il libro divenne così famoso da entrare nella lista dei bestseller del New York Times per un settimana. Inoltre, rese così agitati i casino, da farli cominciare a cambiare le regole. Ma ciò si ritorse contro le case da gioco, poiché il pubblico smise di giocare d’azzardo , e così le regole dovettero essere modificate un’altra volta per tornare a come erano prima. In ogni modo, i casino hanno provato ad usare i consigli a loro vantaggio, usando più mazzi di carte, mescolatori automatici e diverse tecniche di mescolamento.

I computer rendono più esatte le informazioni

Diverse persone seguirono i passi di Thorp, usando i computer per fare ulteriori e più precisi calcoli sul Blackjack. Stanford Wong, il nuovo guru dopo Thorp, pubblicò “Professional Blackjack” che divenne una bibbia sia per i principianti che per i più esperti. Julian Braun, un impiegato della IBM, trascorse molte ore per fare simulazioni delle mani di Blackjack su computer con struttura IBM. Le sue conclusioni ed idee sul conteggio delle carte in seguito vennero inserite nella seconda edizione di “Beat the Dealer” (Batti il banco) e “Playing Blackjack as a Business” (Fare affari con il Blackjack) di Lawrence Revere.

Il Sig. Blackjack

Nel 1977 Ken Uston raggruppò una squadra di giocatori di Blackjack che usavano cinque piccoli computer nascosti nelle loro scarpe. Con l’ausilio di questi computer, le conoscenze del gruppo e i dati raccolti, riuscirono a vincere più di centomila dollari in breve tempo. Tuttavia, uno dei computer venne confiscato dall’FBI, ma poiché le informazioni usate erano già conosciute, i computer non poterono essere classificati ufficialmente come dispositivi fraudolenti.

Ken Uston divenne famoso con il nome di Mr Blackjack, dopo la sua comparsa nel programma televisivo americano “60 minutes” nel 1981 e riuscì a fare causa ai casino di Atlantic City che vietavano il conteggio delle carte. Potrà leggere ulteriori informazioni su Ken Uston e la sua storia nel suo libro “The Big Player" (Il giocatore bravo).

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